hand-2815673_1920Parlare di diplomazia culturale significa, innanzitutto, affrontare un orizzonte di definizioni eterogenee, di contraddizioni apparenti, di dubbi rimasti irrisolti. Sull’argomento sono state spese tantissime parole, spesso senza una reale comprensione della complessità dell’argomento, talvolta senza un’idea chiara del ruolo della cultura in un processo di costante riformulazione degli scenari della geopolitica internazionale. Sebbene un diffuso approccio pragmatista ci induca a ridimensionare il ruolo della cultura e a ridefinirla come dimensione accessoria di una visione politica complessa, l’esperienza sul campo ha ampiamente dimostrato quanto, al contrario, non possa esistere una visione politica complessa a prescindere dalla concezione della cultura come una componente strutturale. Favorire il ruolo della diplomazia culturale significa supportare l’orientamento di una strategia politica con l’individuazione, il consolidamento e la diffusione dei valori che ne stanno alla base.

Quotidianamente siamo chiamati, senza che spesso ce ne rendiamo conto, ad incarnare concetti, tradizioni, talvolta stereotipi che hanno influenzato e che caratterizzano il nostro profilo culturale. Se il modo in cui percepiamo noi stessi riguarda la nostra intimità e la nostra socialità nella sfera privata, il modo in cui ci rappresentiamo – che speriamo coincida con il modo in cui veniamo percepiti – coinvolge la reputazione dell’ente per cui lavoriamo, della religione che professiamo, del luogo da cui proveniamo. Non è solamente ciò che facciamo a caratterizzare la percezione che gli altri hanno di noi, ma anche il modo in cui siamo capaci di comunicare il sistema complesso delle componenti che definiscono la nostra identità individuale e sociale. Se il carattere mi definisce e mi fa percepire in una dimensione di unicità individuale, quella stessa unicità influisce, per la percezione collettiva, nella definizione delle caratteristiche di categorie sociali.

Fare diplomazia culturale è esattamente questo: cercare di trasmettere in maniera corretta le connotazioni del sistema culturale che caratterizzano lo spirito e i valori di ogni Paese. La criticità delle strategie di diplomazia culturale risiede nel valore – fin troppo discrezionale e variabile – che vogliamo attribuire al concetto di “trasmissione corretta” e alle sue finalità. Diplomazia culturale non è marketing, ma esige la capacità di comunicare in maniera efficace; non è cooperazione allo sviluppo, ma implica la capacità di tradurre i valori di un Paese in modelli da diffondere; non è business, ma rappresenta una strategia indiretta di penetrazione nei mercati internazionali; non è politica internazionale stricto sensu, ma la politica non può – né dovrebbe – farne a meno.

Lo spazio virtuale di DIPLOMAZIA CULTURALE nasce per favorire la circolazione di informazioni sull’argomento, nell’intento di supportare un processo di riposizionamento dell’Italia come attore diplomatico fondamentale, a partire dal contributo necessario ed insostituibile di ogni singolo cittadino italiano. Nella ridefinizione della democrazia come equilibrio tra diritti e doveri, ogni cittadino ha la responsabilità di acquisire coscienza piena del proprio ruolo di ambasciatore italiano nel mondo. Non sono i sigilli consolari a definire il valore di un Paese, ma l’esperienza dell’incontro diretto con le persone che lo abitano.

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